L’Italia, il Carnevale

– Haendel, 1709
– Thomas Gray, 1739
– Il popolo
– Cos’è il “Carnevale”
– Il mondo alla rovescia
– Goethe e le ciambelle fritte
– Usanze europee
– Esibizioni carnevalesche
– Le farse
– Cibo, allegria, sesso…

Haendel
Durante il viaggio compiuto a Roma nel periodo di Carnevale del 1709, il musicista Haendel si trovò ad ascoltare un gruppo di pastori abruzzesi che suonavano le cornamuse: ebbene egli ne trascrisse la musica e la utilizzò nel Messia.

Thomas Gray nel 1739…
…in occasione del Carnevale di Torino Thomas Gray scrisse:

“Questo carnevale dura solo da Natale a Quaresima; metà del resto dell’anno trascorre nel ricordo dell’ultimo Carnevale, l’altra metà nell’attesa del successivo”.

Il popolo
Il Carnevale di un tempo rappresentava un evento eccezionale ed era pertanto molto sentito dalla gente, soprattutto dai ceti popolari. Questo é uno dei motivi del perché é difficile ricostruirne l’evoluzione. La gente del popolo aveva ben altro per la testa che descrivere per iscritto le usanze e gli aneddoti della festa più pazza dell’anno. Molto di ciò che sappiamo oggi sul tema lo dobbiamo pertanto ai viaggiatori del passato che si potevano permettere tutti gli agi e i piaceri durante i loro soggiorni all’estero e che avevano molto tempo a disposizione e gli strumenti culturali. In tema di Carnevale, l’Italia fu protagonista, ma non solo.

Cos’è il “Carnevale”?

Ruolo predominante nella cultura popolare del Sud Europa, il significato della parola Carnevale é: “leva carne, sottrai carne” in previsione del periodo di astinenza della Quaresima.
A Carnevale la gente non lavorava, si dava a mangiare, bere e spendere tutto quello che aveva. Pare fosse talmente evidente tale costume, soprattutto in Dalmazia, che in occasione di un suo viaggio il sacerdote italiano Fortis, scrisse:

“la gente faceva piazza pulita in una settimana di quanto sarebbe potuto durare parecchi mesi”.

Nel Seicento il Martedì Grasso veniva descritto come: “un tempo di tanto bollire e arrostire, tanto stufare e fermentare, affettare, divorare e rimpinzarsi a crepapancia, che si sarebbe detto che la gente facesse in un sol colpo provviste per due mese nella pancia o che si zavorrasse il ventre di carne per un viaggio a Costantinopoli e nelle Indie Occidentali”

 

Il mondo alla rovescia
Il Carnevale significava soprattutto l’opposizione al quotidiano; era tempo di spreco, proprio perché il quotidiano era tempo di scrupoloso risparmio. Va anche detto che per i viaggiatori stranieri era difficile comprendere il significato di tutte le tradizioni popolari e coglierne le allusioni, pertanto le testimonianze sono sovente il frutto di fraintendimenti. Nessun Carnevale era uguale ad un altro e dipendeva dalla cultura locale, dalla situazione politica ma anche dal prezzo della carne. Quello che oggi si sa sul Carnevale di Roma e Venezia fra il 1500 e il 1800, proviene dalle descrizioni lasciateci da viaggiatori come Montaigne, Evelyn e Goethe e altri. La stagione del Carnevale iniziava a Gennaio, talvolta alla fine di Dicembre e, diventava sempre più vivace con l’avvicinarsi della Quaresima. Normalmente i luoghi per la celebrazione erano all’aperto, per le strade, sulle piazze del mercato che si trasformavano in un palcoscenico. Una gigantesca rappresentazione teatrale vedeva impegnati uomini e donne camuffati, cantanti di strada, venditori di almanacchi, ciarlatani, suonatori di ghironde e saltimbanchi.

Durante il Carnevale oltre agli scherzi era permessa l’aggressione verbale, con scambi di insulti o canzoni satiriche. Accadeva l’inverosimile. Era il mondo alla rovescia. I servi diventavano padroni. Era una circostanza privilegiata durante la quale ciò che spesso veniva solo pensato poteva essere espresso senza timore di punizioni.

Goethe e le ciambelle fritte
Durante il Carnevale si facevano enormi scorpacciate di carne, ma anche di dolci, tra i quali le frittelle. Se ne dovevano mangiare così tante che durante il viaggio a Napoli nel 1787, Goethe ne rimase decisamente colpito tanto che scrisse:

“sulle soglie delle case grandi padelle erano poste su focolari improvvisati. Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle che gettava nell’olio fumante.Un terzo, vicino alla padella, ritraeva con un piccolo spiedo le ciambelle man mano ch’eran cotte e con un altro spiedo le passava ad un quarto che le offriva agli astanti; gli ultimi due garzoni erano ragazzotti con parrucche bionde e ricciute, che qui simboleggiano angeli. Tutti gridavano, angeli, cuochi. Il popolo faceva ressa, perché in questa serata tutti i fritti si vendono a poco prezzo e una parte del ricavo va persino ai poveri.”

Usanze europee
Non accadeva solo in Italia che l’ingordigia prendesse il sopravvento, anche in Russia non si scherzava e nel 1600 il viaggiatore inglese Collins, descrivendo l’ultima settimana di Carnevale, annotò: “bevono come se non dovessero più bere in seguito”.
L’eccitazione era massima, in quei giorni si poteva fare tutto, trasgredire, travestirsi, fare scherzi! Le donne si travestivano da uomini e viceversa oppure da animali feroci, il preferito era l’orso. Gli italiani amavano i personaggi della Commedia dell’Arte. A Parigi nel 1786 un inglese che si trovava sul posto, scrisse:“si mescolavano in una folla eterogenea papi, cardinali, monaci, cortigiani, arlecchini, e avvocati“.
Non ci si limitava al travestimento, ma s’imitava anche il comportamento del personaggio prescelto:

“C’é chi fa il Dottore in legge e va in giro con i codici in mano, discutendo con tutti quelli che incontra”.

Sui passanti venivano scagliati palloncini di vescica di maiale pieni d’acqua o bastoni, si buttava addosso la farina, chicche di mele, arance, sassi e uova. A Cadice il viaggiatore Swinburne notò che “delle donne versavano acqua dall’alto addosso agli uomini”.

Esibizioni carnevalesche
Le esibizioni nelle strade erano basate su tre elementi fondamentali: cortei con i carri, giochi, e farse. Al carnevale di Norimberga la gente si travestiva da gigante, da deo e demone, e sfilava sul carro chiamato Hölle (inferno).
Nei carnevali francesi invece, l’usanza prevedeva che i mariti freschi di nozze venissero condotti per la città a cavalcioni di un asino, montato alla rovescia!
Infine c’ era lo svolgimento delle gare vere e proprie, come le corse all’anello, ai cavalli, oppure c’erano tornei sull’acqua dei fiumi e il tiro alla fune.
A Bologna si giocava a squadre: una squadra lanciava uova all’altra che a sua volta cercava di pararle con le mazze.

Le farse
Tutto era ovviamente e rigorosamente finto, la messa in scena di spettacoli, di farse dilagava ovunque.

“In Italia s’ inscenavano finti assedi, in Francia finti processi, in Spagna falsi sermoni, in Germania finte arature o finti matrimoni in cui la sposa poteva essere un uomo e lo sposo un orso”.

Cibo, allegria, sesso…
In alcune località italiane, il Carnevale assumeva sembianze umane e veniva rappresentato da un allegro grassone, rubicondo e panciuto, circondato da vivande come salsicce pollame e conigli. Stava seduto su un barile con a fianco un calderone pieno di maccheroni. Al contrario la Quaresima assumeva l’aspetto di un’ossuta vecchietta vestita di nero e circondata da pesci. Il sesso era un indispensabile ingrediente di cui si abbondava quanto nel mangiare. E’ storicamente provato che vi furono incrementi di nascite stagionali. Per carne s’ intendeva anche la “carnalità” e i riferimenti fallici o le allusioni erano all’ordine del giorno.

“A Königsberg, nel 1583, novanta macellai si prodigarono nell’allusione, portando in processione una salsiccia di 200Kg!”

– Nel 1664 a Napoli, (durante il Carnevale, ndr) le signore rimasero colpite dall’esibizione di un fallo di legno “dalle dimensioni di un cavallo che veniva portato per le strade”.