Henriette d’Angeville

– La fidanzata del Monte Bianco
– Turismo Alpino
– Il vestito
– Il bagaglio
– Una felice ascesa
– Pettegolezzi

La fidanzata del Monte Bianco
La prima donna che duecento anni fa ovvero, nel 1838, mise piede sulla vetta del Monte Bianco si chiamava Henriette d’Angeville.E’ il caso di pensare “perbacco”. Non era banale per una donna dell’Ottocento, viaggiare, a causa dei vincoli dettati dalla società e soprattutto scalare le cime di un monte. Henriette d’Angeville, la “fidanzata del Monte Bianco”, era francese. Carattere battagliero, sincero, giudicata intelligente, ardita, altezzosa, precisa e cocciuta da non credere. E se così non fosse stato, chi puntò ben mille franchi sul fallimento della spedizione alpina, non si sarebbe visto costretto a rimangiarsi la scommessa.

Turismo alpino
La spedizione di mademoiselle d’Angeville coincide con una tappa fondamentale in quella che diverrà una nuova tendenza: il turismo alpino.

Fino ad allora la passione per la montagna era riservata a scienziati, poeti e artisti, poi diventa una moda borghese. La tenace Henriette, organizzò la scalata al Monte Bianco, con l’aiuto di guide alpine di Chamonix e, in vetta ci arrivò con le sue gambe. Particolare che oggi sembrerebbe poco importante, ma non per l’epoca, dato che già una fanciulla tentò prima di lei l’impresa, ma venne sospinta e strattonata e sulla cima ci arrivò, ma sulla schiena di un’impavida guida alpina. Tale fu il disappunto tra la gente comune che la spedizione di Henriette d’Angeville venne così commentata da un giornale locale, poco fiducioso nel gentil sesso:

“Rientrai”Il nostro orgoglioso Monte Bianco deve sentirsi umiliato come non mai. Martedi 4 settembre 1838, all’una e venticinque,ha visto la sua cima calpestata da un piede femminile. Colei che ha compiuto questa impresa inaudita negli annali del suo sesso è una francese, Mlle Henriette d’Angeville”…

ma lei fece “spallucce”, non fece caso a tutti i commenti e maldicenze.

Il vestito
Nel bagaglio di Mlle d’Angeville, c’era quanto bastava ad una elegante dama dell’800: dai cappelli, ai guanti, al bastone, ai vestiti. Per resistere alla rigida temperatura in alta quota, ella progettò un costume da montagna, fatto di lana a scacchi, che comprendeva un paio di calzoni alla zuava, una giacca molto lunga, un enorme berretto con piuma e un largo boa nero. Sopra all’abito indossò un cappotto imbottito di pelliccia e lungo fino ai piedi.

Il caldo era assicurato, ma la fatica per la donzella fu immane: il vestito pesava ventuno libbre, quasi undici chili…

Il bagaglio
Il giorno precedente la partenza per il Monte Bianco, Henriette d’Angeville fece aggiungere ai pesanti bagagli suoi e delle guide alpine che l’accompagnavano, alcuni cibi e oggetti che riteneva indispensabili all’uso durante la scalata.
· Una pomata al cetriolo contro le ustioni
· una maschera di velluto nero per proteggere gli occhi dal riverbero dei     ghiacci
· brodo di pollo

“…e infine un piccolo specchio, oggetto femminile per eccellenza, che tuttavia consiglio con serietà totale a chiunque desideri viaggiare a quelle altitudini. Serve a ispezionare i danni provocati dall’aria alla pelle”…

Da questo scritto riportato sul suo diario, si può immaginare quanto l’attenzione alla cura della propria persona, fosse un’esclusiva tutta femminile, soprattutto che tali vezzi non intralciarono mai in alcun modo la spedizione.

Una felice ascesa
L’ascesa al Monte Bianco fu baciata dalla sorte, le condizioni climatiche furono tra le più eccellenti a memoria di spedizione, anche se le condizioni fisiche della camminatrice, le fecero quasi mancare le forze negli ultimi cento metri dalla vetta. La tenacia fu indispensabile, Henriette dovette combattere contro il sonno e il torpore che ogni dieci passi la costringevano a sprofondare in un sonno profondo di due, massimo tre minuti. Sollecitata dalle guide alpine al seguito stupì tutti quando giunta in vetta, recuperò immediatamente l’energia. A quel punto tutti erano stremati ma lei prese matite e foglio bianco per ritrarre lo scenario imponente della natura. Quasi con forza dovettero imporle di discendere, per non attardarsi troppo a rientrare verso casa.

Pettegolezzi
Henriette d’Angeville fu ammirata, ma anche ferocemente criticata, comunque in barba ai pettegolezzi ella coronò il suo sogno.

A chi le chiese perché avesse scelto il Monte Bianco, rispose:

“il modo di sentire femminile è diverso, anche di gran lunga, da quello maschile, e nessuna donna ancora, è stata in grado di dimostrarlo, lassu’ in cima “

Al rientro dalla spedizione le cronache gareggiavano per avere un’intervista e unn giornale la definì “una giovane francese”, un altro commentò: “una signorina vicina ai quarant’ anni”. Sì, Henriette d’Angeville, nel 1838, rispose alle malelingue con vigore, affermando:

“ho 44 anni, 5 mesi e 24 giorni, per l’esattezza! Gli anni! gli anni sono come i giorni, si susseguono, non si somigliano.”