Edmondo De Amicis


– Un grande viaggiatore
– Il libro turistico
– Marocco
– Piemontesi
– Le parole al posto del pennello
– Torino
– Lo sceneggiato Cuore

Un grande viaggiatore
Edmondo De Amicis fu colui che scrisse il libro Cuore, ma egli è stato anche un grande viaggiatore.

Nato a Oneglia nel 1846, frequentò la scuola militare di Modena e divenne ufficiale di fanteria. Iniziò a scrivere proprio in quel periodo e dimessosi dall’esercito, divenne giornalista. Visse a Genova e a Torino, viaggiò in Marocco, Spagna, andò a Londra, Costantinopoli, Parigi, visitò l’Olanda, e scrisse molti libri di viaggio, poi venne Cuore nel 1886, che è stato giudicato il suo capolavoro. La pubblicazione di Cuore lo rese lo scrittore più letto d’Italia e non solo, poiché il libro fu tradotto in tutte le lingue del mondo.

Il libro turistico
Nel 1873 viene pubblicato il libro intitolato Spagna che segna l’ esordio di De Amicis in un genere di letteratura nuovo in Italia: il libro turistico.

“Rientrai in città, e godetti il meraviglioso spettacolo di Siviglia notturna. I patios di tutte le case erano illuminati; quei delle case modeste, rischiarati da una mezza luce che ne abbelliva d’un’aria di mistero la grazia; quei dei palazzi, pieni di fiammelle, che facevan sfolgorare gli specchi e scintillare come getti d’argento vivo gli zampilli delle fontane, e luccicare di mille colori i marmi dei vestiboli, i mosaici delle pareti, le ventriere delle porte, i cristalli dei doppieri. Si vedeva dentro un formicaio di signore, si sentiva per tutto un suon di risa, di voci, di musiche; pareva di passare in mezzo a tante sale da ballo; da ogni porta usciva un’onda di luce, di fragranze e d’armonie; le strade erano affollate, fra gli alberi delle piazze, sotto gli atrii, in fondo ai vicoli, sui terrazzini, da ogni parte si vedevan gonnelle bianche ondeggiare, sparire e riapparire nell’ombra; e testine ornate di fiori vezzeggiare alle finestre; e gruppi di giovani attraversar la folla gettando allegre grida; e gente salutarsi e discorrere fra le finestre e la strada, e per tutto un moto affettato, un gridìo, un riso, una gaiezza carnevalesca. Siviglia non era più che un immenso giardino, nel quale folleggiava un popolo fremente di giovinezza e amore”.

Fa un certo effetto rileggere oggi queste pagine, chi conosce la città di Siviglia potrà riconoscervi l’atmosfera e inebriarsi al ricordo di un tramonto sul Guadaquivir.

Marocco
Prima di dedicarsi alla stesura del libro Cuore, De Amicis prese parte alla spedizione diplomatica in Marocco della nuova Italia, in assoluto la prima missione incaricata dal Re Vittorio Emanuele. Si trattò di un lungo viaggio itinerante, da Tangeri a Fez, verso le città dell’interno.

Nacque il libro intitolato Marocco, De Amicis descrive la vita da campo durante i trasferimenti, le usanze popolari locali, i paesaggi infuocati del deserto. Non manca uno sguardo attento ai caratteri delle persone che egli incontra, soprattutto i piemontesi, dei quali spesso si legge anche in altri suoi libri. Un occhio di riguardo verso una città da lui amata. Torino.

Piemontesi
Il cuoco al servizio della spedizione diplomatica era appunto piemontese e De Amicis scrisse di lui:

“E poi vi era il cuoco, che ci portò il caffè; un piemontese pretto, tagliato tutto d’un pezzo, in un pilastro dei portici di Piazza Castello, il quale da Torino, ch’egli chiamava il giardino d’Italia, era piovuto pochi giorni prima, a Tangeri e non aveva ritrovato se stesso.

Gli avevan detto :- badate, Tangeri non è Torino-

– Non sarà come Torino, pazienza! Sarà come Genova, come Alessandria, via!-

E gli avevan messo ad aiutarlo, due locali che non capivano una parola di piemontese, e oltre a questo bisognava fare un viaggio di due mesi a traverso i deserti

– Ma almeno, gli dissi, quando tornerete a Torino, avrete qualcosa da raccontare?-

-Ah,- rispose con accento malinconico, -che cosa si puo’ raccontare d’un paese dove non si trovano due foglie d’insalata!-“

Le parole al posto del pennello
In Marocco all’epoca, si usava accogliere le delegazioni straniere con un rito di benvenuto assai suggestivo, ossi riprodotto per lo più ad uso turistico-commerciale, il “lab el barode”, ovvero giochi con la polvere. Le parole usate dal De Amicis, descrivono il rito con tale dovizia di particolari che la scena assume le sembianze di un dipinto ad olio .

“Si slanciavano alla carica a due, a dieci insieme, ad uno ad uno. In fondo alla valle, sulle colline. Davanti e ai fianchi della carovana, nella direzione del nostro cammino e in direzione contraria, sparando ed urlando senza posa… Da ogni parte turbinavano cavalli, scintillavano sciabole e pugnali, sventolavano caìc, svolazzavano cappe, ondeggiavano caffetani rossi, gialli, verdi, azzurri, ranciati.

(…)Il tempo era scuro. La vasta pianura era coperta di fiori gialli e violetti. In mezzo ad un gruppo di cavalieri dalle cappe turchine, s’andava sempre a ficcare, come se ce l’avessero mandato, un cavaliere con la cappa bianca. In mezzo ad un gruppo di caffetani bianchi, cascava sempre a proposito, come la pennellata di un artista, un caffetano color di rosa. I colori armonici si cercavano, s’univano, amoreggiavano insieme, per la durata d’una carica, e si separavano per poi formare altre armonie”.

Torino
Che De Amicis fosse un viaggiatore non vi sono dubbi, molti sono stati i suoi racconti di viaggio il cui stile diverso dal libro Cuore, è appassionante. Ma, che nel 1896 egli si occupasse di pubblicità sui tram, lascia alquanto increduli. Ma così fu quando a Torino, sui carrozzoni tranviari, comparirono le prime insegne pubblicitarie. Ed è ancor più sorprendente scoprire attraverso la lettura del libro “La carrozza di tutti”, che il De Amicis non era molto favorevole alla pubblicità…

“A salire su un carrozzone mi pareva d’entrare in un bazar dove dovessi contrattare anche il biglietto, e da cui non potessi uscire che con una bracciata di pacchi. O povera poesia! Ammirare il profilo poetico d’una bella signora spiccante, sopra un vetro che annuncia delle pillole rilassative, vedere due giovani innamorati che prendono degli atteggiamenti idillici, sotto l’insegna della razzia per topi…O villano furor bottegaio che sfrutta, invade, ricopre, traveste, bolla, mercanteggia ogni cosa! Quando vedremo gli annunzi delle acque minerali, e dei liquori ricostituenti, sulla fronte delle statue e sui drappi delle bandiere?”

Pare che il testo sopra riportato, sia stato successivamente “rivisto”, in seguito alle polemiche facilmente immaginabili che esso produsse. Se Edmondo De Amicis fosse vivo alle soglie dell’anno 2000, chissà come avrebbe giudicato la vertiginosa escalation mediatica?

Lo sceneggiato Cuore
Nell’inverno 2001 è andato in onda lo sceneggiato televisivo Cuore, liberamente ispirato al libro di De Amicis. L’indice di gradimento è stato altissimo e grazie allo sceneggiato si è potuto vedere com’era la città di Torino in quegli anni. Grazie a chi dietro le quinte ha lavorato alla scenografia, con mille trucchi e stratagemmi, ha riprodotta quell’atmosfera, ma soprattutto, grazie ai bambini che per tre mesi sono stati impegnati sul set cinematografico. Abili maestre hanno garantito loro la continuità scolastica nei momenti di pausa e quei bambini hanno vissuto come in un sogno. Più di 150 bambini si sono alternati sul set, un Cuore grande così!