Herny Morton Stanley

 

– Un cronista del New York Herald
– Doctor Livingstone, I presume?
– Il riscatto di un uomo
– Un uomo caparbio
– Epilogo
– Era consapevole?
– Se Stanley non avesse trovato Livingstone?

Un cronista del New York Herald
Era il 1871 quando il prestigioso quotidiano New York Herald patrocinò una spedizione in Africa centrale per ritrovare il Dottor Livingstone. L’arduo compito di allestire e comandare la missione fu affidato al cronista John Rowland, un giovane alle prime armi. Rowland era nato nel Galles, dall’età di sei anni fu costretto a vivere in un orfanotrofio dove subì maltrattamenti e violenze inaudite. A quindici anni s’imbarcò come mozzo su una nave per andare in America con uno solo scopo: diventare qualcuno, dimenticare il suo passato.

In America John trovò una casa e l’affetto che gli era mancato grazie ad un ricco commerciante che in punto di morte gli diede il suo nome, anche se pare non lo adottò ufficialmente.

Da quel giorno John Rowland divenne Henry Morton Stanley.

Doctor Livingstone, I presume?
Stanley prima di fare il cronista si arruolò nell’Esercito Confederato e qualche anno dopo divenne corrispondente di bordo della Marina Federale. I suoi articoli furono apprezzati e nel 1868 fu assunto dal New York Herald, poi venne l’incarico della spedizione. Trovò Livingstone a dispetto di tutti e divenne famoso per aver detto: “Doctor Livingstone, I suppose?”. Le sole parole che riusci’ a pronunciare dopo un viaggio terribile attraverso l’Africa Centrale.

Il riscatto di un uomo
La fortuna o meglio, la concomitanza di eventi, aiutarono Stanley anche se le possibilità di trovare Livingston fossero equivalenti praticamente a zero. Era opinione comune che il dottore non volesse assolutamente essere ritrovato e che sarebbe fuggito se Stanley gli fosse “inciampato addosso”. E più o meno andò a finire così. Va però menzionata la tenacia più dissoluta di un uomo che promise a se stesso di non fallire, di diventare qualcuno nella storia, per riscattare una infelice e tragica infanzia.

La forza di volontà e una smodata ambizione personale, accompagnarono Stanley durante il lungo e terribile viaggio. Pochi uomini sarebbero sopravvissuti al suo posto e lui fu il primo bianco ad attraversare i territori confinanti tra la Tanzania e il Burundi. Non si perse mai d’animo, non badò alle maldicenze, non si fece intimorire dalle minacce delle malattie né tanto meno dalle guerriglie fra le tribù locali per la supremazia del territorio. Deciso il percorso da seguire Stanley si mise in cammino assieme a uomini e bestie. Attraversò foreste, paludi, deserti.
Impavido e cocciuto fino all’estremo, Stanley capì ben presto che le condizioni del viaggio e le evidenti difficoltà minavano giornalmente la stabilità della spedizione. Molti degli uomini al seguito volevano defilarsi, fare ritorno a casa, ma lui da principio bonariamente, li convinse a proseguire. Arrivò la stagione delle piogge, a quel punto alcuni portatori furono colpiti da febbre, soffrivano di mal di gola, reumatismi, dolori ai reni e diarrea e questo rallentò il viaggio aumentando il malcontento. Stanley aveva calcolato tutto, ovvero che più si fosse allontanato dalla costa, più sarebbe stato impossibile per i portatori fuggire. Stanley era odiato, temuto e rispettato allo stesso tempo, gli uomini del seguito non avevano altre possibilità e il viaggio proseguì.

Un uomo caparbio
Il viaggio alla ricerca di Livingstone durò otto mesi e mezzo, Stanley su consiglio di alcuni viaggiatori esperti del territorio africano, divise in cinque colonne la spedizione per mimetizzarne l’entità. La prima parte del viaggio si svolse in tutta tranquillità, ma presto entro’ nella regione invasa dalla mosca tse-tse. Era stato avvisato, avrebbe perso molti uomini e tutti gli animali portati al seguito e così avvenne. Ma lui era cosi caparbio che volle dimostrare di essere piu’ forte.

“Si fece pungere a sua volta, e la puntura disse, ricordava quella di un ago piantato molto energicamente, il cui risultato fu solo una certa sofferenza”

Stanley era odiato, temuto e rispettato allo stesso tempo, credeva esclusivamente nel potere della ferrea disciplina e faceva lunghissime prediche ai portatori. Aveva la mania d’indossare pigiami di flanella bianchi che dovevano essere sempre perfetti. Al mattino dava lui la sveglia agli uomini della spedizione, correndo attorno alle tende e inveendo contro tutti poiché la marcia doveva proseguire a qualsiasi costo.

Trovò Livingstone e fece ritorno a casa, sano e salvo. Qualcuno giudicò il ritrovamento una fortuita circostanza, comunque sia gli obiettivi erano stati raggiunti: Stanley aveva trovato Livingstone ed era diventato famoso.

Epilogo
E’ difficile oggi giudicare chi fosse Herny Morton Stanley. Le foto ritraggono uno strano uomo dal viso grasso e dagli occhi grigi, ipnotici. Era consapevole di cio’ che avrebbe significato il suo viaggio? O era solo accecato dall’ambizione, dal desiderio di emergere? Era un cronista, non conosceva l’Africa, non era un esploratore, ma ciò che fece ebbe dell’incredibile. Alcuni storici e studiosi asseriscono che Stanley visse l’incontro di Livingstone come il ritrovamento del padre mai conosciuto, la commozione di tale evento è riportata su molti testi come anche l’intenzione di voler in qualche modo aiutare Livingstone nella sua missione: aiutare l’Africa, opporsi allo schiavismo.
Il ritrovamento di Livingstone non fece di Stanley un esploratore, titolo che conquisto’ solo successivamente. Egli era figlio di nessuno e il mondo accademico dell’epoca non transigeva. Occorrevano altri viaggi, altre imprese per decretarne il valore. E Stanley non si diede per vinto, partì nuovamente per l’Africa.

Nel 1874 fu il primo uomo bianco che risalì il fiume Congo fino alla foce, il famoso viaggio Attraverso il Continente Nero.Nel 1887 venne inviato sempre in Africa alla ricerca di Emin Pascià, ovvero il dottor Edoardo Schnitzer.

Il viaggio di cui si parla meno fu quello che Stanley compì alle dipendenze di Leopoldo II, re del Belgio, con l’incarico di acquistare territori per suo conto.

Era consapevole?
Se Stanley fosse ignaro del vero disegno politico del re belga, è cosa ardua da giudicare a posteriori, certo è che il risultato pratico ottenuto dalle sue esplorazioni fu di permettere a Leopoldo II di assumere la sovranità totale dei territori, con tutte le atrocità che questo comportò come la storia riporta. L’Africa è chiamata Continente Nero per le foreste pluviali del bacino idrografico del fiume Congo. La foresta umida e buia, esiste da oltre sessanta milioni di anni e oggi appartiene alla Repubblica democratica del Congo: ex Congo Belga, ex fabbrica di schiavi più grande del mondo.

Nell’ 800 il commercio illegale di corpi umani scatenò una vera e propria caccia all’uomo. Molti africani furono costretti a fuggire dalla costa per nascondersi nell’interno della foresta. Molti commercianti riuscirono a penetrarvi senza fare ritorno alimentando atroci leggende.

Stanley riuscì a penetrare quei territori e a ritornare, illeso, fu il primo. Ecco perché è difficile giudicare questo esploratore.

Se Stanley non avesse trovato Livingstone?
Se Stanley fosse morto durante il suo primo viaggio, se non avesse trovato il dottor Linvingstone, se non avesse dovuto dimostrare di essere qualcuno agli occhi del mondo, probabilmente l’Africa avrebbe potuto riposare in pace. Chissà?