Paese che vai, casa che trovi

– L’Attico “fuggente”
– La vacanza sauvage
– La casa degli Inuit
– Arredare un Igloo
– L’arredamento “ad personam” nel XVI-XVII Secolo
– Calcinacci
– Ospiti irruenti, Pietro il Grande
– Alberghi spaziali

L’Attico “fuggente”
La pubblicità ha un grande potere, è risaputo, oltre ad indurci all’acquisto di qualsivoglia prodotto o servizio, riesce a trasmettere bisogni e desideri in barba alla disattenzione del telespettatore. Cosa c’entra questo con i viaggi del passato?Un esempio: tempo fa in televisione passava uno spot ambientato nella giungla che pubblicizzava una nota marca di biscotti. Quello spot si svolgeva all’interno di una magnifica casa di legno costruita in cima ad un albero…. Questa è la prova che i messaggi subliminali esistono. Estrapolando dall’archivio mnemonico, qualcuno ricorderà di aver letto un articolo nell’estate 2001 pubblicato sull’inserto “D Donna” del quotidiano la Repubblica, era intitolato “l’Attico fuggente”. Un bel rifugio di legno in cima ad un albero è ormai una tendenza in fatto di vacanze.

La vacanza sauvage
Nella bella rivista patinata a cui abbiamo accennato, facevano bella mostra alcune fotografie che immortalavano dei rifugi alla QUI-QUO-QUA, proprio come quello dello spot pubblicitario. Lo splendido rifugio di legno che tutti i bambini sognano di possedere per sfuggire al mondo degli adulti, adesso é realtà, anzi la nuova tendenza della vacanza sauvage: l’abitazione arboricola! L’unico limite costi vertiginosi a parte, è che non é adatta a chi soffre di reumatismi e che bisogna essere ben svegli al mattino onde evitare di fracassarsi al suolo per andare a comprare il pane.

La casa degli Inuit
Se l’azzeccato “attico fuggente” suggerisce vacanze alla Tarzan e Jane, decisamente piantato per terra era invece l’igloo, usato da James Huston nel 1950 sulle rive della baia di Hudson. Egli ha vissuto quattordici anni fra i ghiacci e grazie al suo amore per la cultura locale degli sperduti luoghi artici ha fatto conoscere al mondo l’arte degli Inuit, gli eschimesi. Popolo generoso e forte. In uno dei suoi libri James Huston descrive anche igloo molto grandi, ugas = case per le danze, che ospitavano fino a quaranta persone, mentre quelli ad uso abitativo invece, avevano corridoi, stanze da letto anche per gli ospiti, ed erano fatti interamente di neve. Gli igloo avevano una finestra, formata da una lastra di ghiaccio spessa da 10 a 15 cm, ma ghiaccio di lago non di acqua salata perché risulterebbe opaco!

Arredare un Igloo
Costruire un igloo é difficilissimo per chi non è nato nella terra dei grandi ghiacci; nell’Artico la neve è asciuttissima e fine come la sabbia. La temperatura all’interno della casa di neve non deve mai salire oltre i 0° C., altrimenti si scioglie. Gli igloo a quei tempi venivano ovviamente arredati: come tappeto si usavano ramoscelli di salice su cui venivano stese le pelli rovesciate di caribù ed infine le pelli d’orso. Per illuminarli all’interno venivano usate delle abatjours fatte con pietre scavate piene di olio di foca o grasso di schiena di caribù e in tempi più recenti, venivano usate alcune candele fissate sul manico di un coltello, conficcato poi perpendicolarmente nella parete di neve. Il frigorifero era ovviamente in casa, ma in una stanza più lontana che aveva pareti di ghiaccio anziché di neve, quindi ben più fredda.

L’arredamento “ad personam” nelle locande del XVI-XVII Secolo
Gli Inuit arredavano le loro case di neve, così come ognuno arreda la propria secondo i gusti e le esigenze, ma i viaggiatori nell’Europa del 1500 e 1600 arredavano invece le locande. Si, la cosa può sembrare bizzarra, il turista del nuovo millennio non si porta il pianoforte da casa, e tanto meno un comò per andare in albergo. Ma per molti viaggiatori dell’epoca invece, era una prassi normale che l’arredamento della locanda fosse personalizzato con oggetti e suppellettili di proprietà e pertanto confacente ai gusti ed alle esigenze del viaggiatore. I motivi di tale prassi erano diversi, più semplicemente si può affermare che il viaggiatore abbiente soggiornava parecchi mesi all’estero, magari per motivi di studio quindi gli oggetti personali garantivano un certo comfort, era un modo per esorcizzare la lontananza da casa e ripagarsi dai disagi di un lungo viaggio. Inoltre non tutte le locande erano molto confortevoli, anzi… all’epoca erano decisamente spartane. Poi le cose migliorarono.

Calcinacci
Oltre al via vai di effetti personali, bagagli, mobili, quadri, libri e oggetti vari, nelle locande del XVI-XVII secolo abbondavano i calcinacci! E’ documentato che due diplomatici polacchi, non disponendo di una sala abbastanza grande per poter dare un banchetto, ordinarono di demolire la parete di casa.

A Modena, il Duca fece invece abbattere il muro di un’osteria, in occasione della visita del futuro re di Polonia, Ladislao Vasa.

Perché? Per unirla al suo Palazzo e agevolare così le visite dell’ospite, normale no?

Ospiti irruenti, Pietro il Grande
Se i viaggiatori del ‘500-‘600 apportavano “piccole modifiche strutturali” e riempivano le locande di mobili, qualcuno duecento anni dopo era costretto a svuotarle. Accadeva nel 1717 quando il viaggiatore si chiamava Pietro il Grande, lo Zar di Russia. Bevute colossali e lente digestioni erano oggettivamente temute dai proprietari di castelli e locande. Gli alloggi nobiliari destinati ad ospitare lo Zar, durante i suoi frequenti viaggi, talvolta venivano svuotati prima del suo arrivo! Mobili, tappeti e porcellane, sparivano d’incanto nel buio delle cantine, per sottrarne il prezioso valore all’irruente stile di vita del sovrano di Russia e del suo goliardico, fedele e onnipresente seguito.

Alberghi spaziali
A questo punto viene ironicamente da pensare che i russi siano ancora traumatizzati dal turista Pietro il Grande tanto che, la Mircorp in collaborazione con la società aerospaziale russa “Energiya”, dopo il felice collaudo del multimiliardario Dennis Tito, ha deciso di spedire i turisti del nuovo millennio direttamente sulla Luna. Sì, saltare dal 1700 al 2000 fa un certo effetto, sembra fantascienza, e invece è il nostro presente, e siamo in ritardo per prenotare il nuovo albergo spaziale in costruzione: una stazione orbitale, disegnata appositamente per i turisti. Massimo tre posti, durata del viaggio venti giorni.Bisogna affrettarsi, l’inaugurazione è prevista per il 2004!