Questioni scatologiche

– Urgenze in viaggio…
– Stazioni di sosta
– Terminologia
– Concetto d’igiene
– La toilette sui vagoni ferroviari
– Diffusione e uso del WC

– Conclusioni
Urgenze in viaggio….

“Se dovete partire con un treno diretto, prima di salire in vagone fate il vostro esame di coscienza, per vedere se v’occorre nulla. Accade che, durante la gita, si fanno sentire alle volte bisogni più imperiosi dei bisogni sociali”

Collodi, Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno. Guida Storico-Umoristica di Carlo Lorenzini, 1856

Viaggiatori o no, tutti, almeno una volta abbiamo febbrilmente cercato un bagno in un bar, dentro ad un negozio, su un treno, per la strada. La migliore evoluzione tecnologica del bagno che un viaggiatore possa ammirare, si trova presso gli Autogrill in autostrada. L’utente bisognoso viene accolto da un bollente scirocco artificiale, lavandini con potenti getti d’acqua- a patto di intuirne il meccanismo del pedalino o della fotocellula-, saponi liquidi e schiuma bianca, ed infine lui, il WC (water closet). La candida tazza di ceramica occupa di regola l’intera area dello stanzino, e ammesso che sia possibile accomodarvisi sopra, se non si è alti più di un metro e mezzo, ci si arma di intelligente ed asettico copri water. Poi ci si aggrappa al rotolone di carta igienica, così grosso che a fatica si riesce a srotolarlo, prima che lo sciacquone intelligente venga magicamente azionato nel momento più inopportuno, facendo schiantare il malcapitato contro la porta che dista normalmente 2 centimetri dal naso!

Stazioni di sosta
Quelli che una volta erano i Vespasiani, divennero le Stazioni di Sosta, ideate da Mr. George Jennings ed installate in Inghilterra solo nel 1870, sotto terra. Paese che vai cesso che trovi, ce lo ha già insegnato Erica Jong nel suo romanzo “Paura di volare”, facendo un divertente distinguo internazionale sull’argomento. Ma ripercorriamo la storia e la nomenclatura dell’oggetto del desiderio del viaggiatore.

Terminologia
Il termine italiano più appropriato del WC è la ritirata, oppure comoda, o necessarium, oppure garderobe termine riconosciuto per definire la ritirata medievale. Il sostituto del guardaroba divenne nel 1600, la seggetta, come quella che accompagnava nei suoi viaggi Enrico VIII.

Uno dei primi water closet portatili fu fabbricato nel 1547, per l’uso di Sua Maestà Enrico VIII:

“ricoperta di velluto nero e guarnita di nastri, frange e di duemila bulloni dorati, il sedile e i braccioli erano rivestiti di fushan bianco imbottito di piuma. Costruita come una cassa col coperchio, questa seggetta era provvista di due custodie di cuoio foderate in cotone nero e assicurate con cinghie, una per la seggetta vera e propria e l’altra per il recipiente”.

Prima della seggetta, si usava il vaso, o come veniva chiamato dagli inglesi nel XIV secolo: il jerry.

L’oggetto subì modificazioni nel materiale, al principio era di terra cotta, poi di stagno, di peltro, di rame d’argento e d’oro. Come al solito i ricchi si distinguevano anche dal vaso per la pipì!

Poi venne il jerry di ceramica, con decorazioni, addobbato con nastri e cordoni. Si annoverano anche esemplari di jerry in piombo, ovvero più pesanti, e lasciamo intuire la motivazione. Il vantaggio del jerry: lo si poteva portare ovunque.

Il jerry da viaggio era noto in Italia nei primi anni del Seicento.

Chi viaggiava in carrozza disponeva di “cantarelli da viaggio”, ovvero di vasi collocati sotto i sedili del veicolo, spesso il sedile era bucato e bastava sollevare il cuscino.

Concetto d’igiene
Onde fugare ogni dubbio, va sottolineato che un tempo la pulizia non veniva associata alla salute, come la sporcizia non era associata alla contaminazione, pertanto se in epoca più remota, la ritirata avveniva lungo i fiumi, il jerry rappresentò sì una comodità, ma allo stesso tempo diede qualche problema.Così ne parla Sir Symonds d’Ewes nella sua corrispondenza durante il soggiorno in Spagna nel 1623:

“di notte tornavo alla nostra locanda, là dove per la strada tanto numerose cose si svuotavano sulla via che quasi ci avevano avvelenati. E’ normale costume che alle undici di notte, ognuno versi queste cose in strada, e il giorno seguente tutto così si asciuga come se tali cose non ci fossero mai state. Abbiamo desiderato sapere come sia possibile sopportare questa abitudine bestiale; ci hanno detto che ciò viene consigliato dai medici, poiché l’aria è qui così penetrante e sottile, che tal modo di guastarla con cattivi odori la mantiene in equilibrio”.

Una novità dell’ultimo Ottocento è il jerry con carillon: non appena si solleva la tazza, l’arnese offre un concertino di musica da camera: nessuno sforzo dell’ospite imbarazzato può ridurlo a silenzio.

La toilette sui vagoni ferroviari
La Regina Vittoria ebbe il primo scompartimento ferroviario adibito a toeletta nel 1840, ma si trattava di un vagone reale, normalmente la ritirata era nascosta all’interno di un divano.I normali passeggeri dovevano attendere l’arrivo in stazione della signorina con la chiave. Nel 1874 le prime carrozze inglesi ebbero un WC a valvola e finalmente nel 1881, sulla Midland Railway anche i passeggeri di terza classe acquisirono il diritto di “andare un momento in fondo al corridoio”.

Diffusione e uso del WC
Finalmente, agli inizi del Novecento, compare il water closet, lo stanzino dell’acqua, con tutti i meccanismi di scarico a noi noti. Ovviamente le tazze avevano decorazioni e intarsi e se ne producevano in vari stili e fogge. Nel 1827 vi furono in America i precursori, un albergo di Boston era provvisto di WC e stanze da bagno nelle cantine. Nel 1853, nel New Jersey, il Mount Vernon Hotel aveva dotato ogni camera con acqua corrente calda e fredda. La dispendiosa iniziativa prese piede con tanta lentezza e solo nel 1906 il Ritz di Parigi ne seguì l’esempio.

Conclusioni
E’ incredibile scoprire che un’esigenza fisiologica così rilevante, abbia in realtà ricevuto la giusta attenzione in così tarda epoca. Chi aveva una pur pallida idea di cosa significasse viaggiare, inorridiva invaso dall’angoscia, anche perchè vi era una prassi assai diffusa prima di intraprendere unlungo viaggio. Ce la illustra Guglielmo Grataroli, nato a Bergamo nel 1568 circa, che scrisse addirittura un manuale, dedicato interamente all’igiene in viaggio:

“Già parecchi giorni prima che cominci il viaggio, bisogna purgarsi, poiché lo sforzo del corpo non purgato, quindi impuro, mette in subbuglio i suoi umori”.

Era infatti una prassi consigliata dai medici, ritenendo tale accorgimento indispensabile per affrontare il disagio della trasferta, una sorta di “purificazione del corpo” che avrebbe così affrontato al meglio le fatiche del viaggio.

Nei racconti di viaggio del passatoè indubbiamente difficile trovare descrizioni sugli accessori della ritirata, ma un recente studio del governo britannico, ha rilevato che oggi gli inglesi spendono il doppio dei tedeschi e dei francesi e quasi tre volte degli americani per un comune pacco da 4 rotoli di carta igienica. La ragione? Un rotolo medio inglese è più lungo di circa 14 metri ed è più largo. Inoltre pesa 4 grammi in più al metro quadro ed è composto da più veli. Nei supermercati si trovano oltre 50 colori, formati e marche. Insomma, ancora una volta gli inglesi dimostrano di essere diversi, ma la storia della ritirata deve molto ai britannici, ve lo può assicurare Lawrence Wright, che ha scritto un insolito e divertente libro intitolato “Civiltà in bagno”, una lettura deliziosa, tra una … ritirata e l’altra!