Viaggiare per studiare

Viaggiare per studiare

I viaggi di studio rappresentano una categoria molto particolare nell’ambito della produzione letteraria della storia legata alle scoperte geografiche: costituiscono un esempio di come si intrecciano alcuni fattori: il viaggio, come esperienza che crea osservatori e, l’avvento della scienza moderna, basata proprio sull’osservazione che presuppone un punto di vista distaccato da parte dell’osservatore.

Il viaggio è parte fondamentale di quel complesso processo di evoluzione culturale che ha portato all’avvento delle scienza moderna e delle opinioni.
A partire dal 500 vengono infatti ridefinite le caratteristiche del viaggiatore “serio”: egli non racconta più cose favolose, avventure incredibili, non descrive o riporta testimonianze di luoghi strani o di mostruosità (la teoria del Mondo alla Rovescia, ovvero gli Antipodi per esempio) ma, ammettendo i limiti del proprio punto di vista, diventa un osservatore distaccato e imparziale.

Il nuovo viaggiatore descrive, osserva scrupolosamente, cerca di rappresentare esattamente quello che vede. Con la scoperta del continente americano e delle sue popolazioni, gli abitanti del cosiddetto “Nuovo Mondo” vengono paragonati agli abitanti del Vecchio Mondo, ma alle sue origini. Di fatto, le differenze somatiche e culturali, contribuiscono alla diffusione del concetto di “diverso” che nella sua accezione negativa ha poi avuto un peso considerevole nelle forme di razzismo, rivalità, discrimazione ecc..Il Mondo Nuovo è oggettivamente diverso dal Vecchio Mondo, e il viaggiatore-osservatore, promuove indirettamente attraverso i suoi racconti, la formazione di opinioni, con tutte le conseguenze del caso. Ciò che era diverso, ovvero che non si conosceva, faceva paura, era oggetto di timore. Fortunatamente non per tutte le scoperte geografiche fu così, ma comunque prevalse questo approccio per molti e molti anni.

Il “Nuovo Mondo” viene quindi percepito come una macchina del tempo: l’uomo occidentale rivede negli indigeni se stesso, centinaia e centinaia di anni prima. Le descrizioni sono accurate. Nel viaggiatore scienziato era implicita l’idea che le osservazioni fossero sufficienti per descrivere le realtà; egli diventa un osservatore consapevole e disciplinato della natura dell’umanità. Osservazione e descrizione pongono le basi nel racconto di viaggio per diventare nel ‘600 e ‘700 una fonte per le scienze sociali e naturali. La diffusione della stampa contribuisce anche a creare i primi parametri per giudicare i diari di viaggio e soprattutto per contrappore i moltissimi racconti nati da informazioni manipolate. E’ infatti risaputo che molti scrittori, spacciati per viaggiatori, contribuirono alla diffusione di testi inventati, racconti fantastici ottenuti con la manipolazione di avventure raccontate nelle locande o nei salotti, o con rimaneggi di relazioni di viaggio precedenti. Non si sapeva nulla con certezza, le testimonianze erano poche quindi, chi avrebbe potuto confutarne la veridicità?

Questa nuova forma di racconto basata sulla diretta osservazione è per alcuni versi molto attuale, come per esempio ci dimostrano le motivazioni del suo viaggio di un tale Henry Blount che disse:

“desiderando informarmi sulla nazione turca, non volevo sedermi con un libro di conoscenze su di essa, ma piuttosto (con i rischi e le fatiche del viaggio) riceverle dai miei occhi, non accecati da affetti, pregiudizi o dalla caligine dell’istruzione, che occupano la mente e la ingannano con idee parziali, come con uno specchio deformante, che rappresenta i con colori e proporzioni falsi, infatti il giudizio delle cose va tratto dallo scopo a cui sono tese, senza pretendere di assoggettarle ai propri costumi e disposizioni”. Blount rappresentò indubbiamente un auspicato approccio, egli in effetti incarnava lo spirito del viaggiatore scientifico.

Ma come si capiva se un racconto di viaggio era descritto nel modo giusto? Chi si occupava di scrivere le regole per scrivere un diario, quello struemento che è poi stato il progenitore delle attuali guide turistiche?
Intorno al ‘600, sia prima che dopo, era abitudine riservata ai rampolli di nobili famiglie, concludere diciamo l’educazione con un viaggio. Tale moda come si può definire, richiedeva l’ausilio di persone, di figure ausiliare alla salvaguardia e incolumintà dei giovani viaggiatori e pertanto diede origine ad un nuovo mestiere: quello del maestro o precettore viaggiante che faceva da guida e organizzava tutti gli aspetti logistici del viaggio.
Chi meglio di costoro poteva allora scrivere una guida di viaggio o illustrane i metodi, fornire consigli pratici, descriverne le circostanze, i vantaggi e i pericoli? E furono proprio loro a dettare la metodologia per la compilazione dei racconti di viaggio dei giovani nobili. Così dal rinascimento in poi, il motivo ufficiale per viaggiare divenne vedere per conoscere il mondo, registrarlo e metterne insieme un’immagine completa e particolareggiata.
E nella letteratura di viaggio del ‘700 l’autore non era tenuto rigorosamente a parlare di sé e delle sue emozioni o esperienze, ma solo descrivere oggettivamente quello che aveva visto.

Il nostro presente. Oggi sono ancora moltissimi i viaggiatori-scrittori che con passione e dedizione personale o professionale, narrano e ci riportano la testimonianza del proprio viaggio. A loro si aggiungono i cosidetti reporters, o inviati, che nell’era mediatica più fervida della storia, non solo riescono ad immortalare momenti di vita, persone, luoghi e cronaca di quanto accade nei luoghi più remoti, ma grazie alla tecnologia cinematografica amatoriale e professionale, riescono a riprodurre il movimento e rendere partecipe l’osservatore in modo quasi totale. Quasi, poichè sappiamo che sovente le immagini, come una volta i racconti, possono essere manipolate, o costruite appositamente al fine di trasmettere sensazioni, pilotare giudici ed emozioni. Quando si dice che la vita è una ruota che gira, non è un luogo comune! E per quanto riguarda la produzione letteraria, stiamo assistendo ormai da diversi anni, al fenomeno dilagante dei Travel Book, racconti di persone, non necessariamente scrittori di professione nè viaggiatori nel senso puro del termine, che pubblicano la propria testimonianza di viaggio che finisce poi per essere commercializzata da Editori normalmente dediti alla pubblicazione di Guide di Viaggio, Cartine, riviste tematiche. Si vive il desiderio di raccontare il proprio viaggio, cogliendone aspetti nuovi, attuali, perpetuando così il piacere di quei lettori che saranno forse prossimi viaggiatori o semplicemente che vorrebbero esserlo. Ma non solo, che dire dei Blogs, ovvero i diari interattivi? Le testimonianze dirette, immediate, “our by our” potremmo definirle, coinvolgono anche l’attività di viaggiare, è la testimonianza on line di quanti desiderano comunicare la propria esperienza emotiva o semplicemente fornire informazioni pratiche di natura logistica. Una sorta di guida di viaggio che si modifica di minuto in minuto, quasi a rincorrere il tempo che fugge…Ed infine, impera oggi anche la moda di “filmare” i momenti della vacanza. I mezzi, ormai quasi alla portata di tutti, sollecitano la voglia, il desiderio di rendere ancora più “vero” il viaggio. E proliferano ormai anche i concorsi per viaggiatori video amatori, le cassette Vhs o Dvd che ritraggono immersioni subacquee o scalate iniziatiche, sovente sono incluse nel prezzo di una vacanza “all inclusive”….. Il viaggio diventa così tangibile, un ulteriore testimonianza, un nuovo modo per far conoscere il Mondo, che cambia, velocemente.