Le grandi vie d’accesso

viaggi alla scoperta della Terra proseguono implacabili, le regioni interne dell’America Settentrionale, Centrale e Meridionale sono percorse dai conquistadores spagnoli, da missionari, da commercianti come Francisco de Orellana, Jacques Marquette e molti altri.
Già intorno al 1560 i contorni del Nuovo Mondo erano ormai conosciuti, ad eccezione delle coste nord-occidentali e settentrionali, dove a Nord-Ovest si continua a cercare un passaggio dall’Atlantico al Pacifico e a Nord-Est dai mari settentrionali dell’Europa al mare della Cina.

Il Passaggio a Nord Ovest è la via marittima che collega l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico lungo le coste settentrionali del Canada attraverso l’Arcipelago Artico Americano. L’esistenza del passaggio fu invano cercata da numerose spedizioni, ma per vederla percorsa completamente si dovette aspettare, tra il 1903 e il 1906, la spedizione della Gjoa comandata dal norvegese Roald E. Amundsen.

Il Passaggio a Nord Est invece è la via marittima che collega l’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico attraverso le coste scandinave fino allo stretto di Bering, costeggiando le terre europee e quindi quelle asiatiche bagnate dal Mar Glaciale Artico. La ricerca di questo passaggio iniziò nel 1400 e fu tentata da numerosi esploratori di varie nazionalità: l’impresa riuscì, tra il 1878 e il 1879, al navigatore svedese Adolf Erik Nils Nordenskjöld a bordo della rompighiaccio Vega. Aperto alla navigazione nel periodo compreso tra giugno e settembre, è l’unica via marittima che consenta di raggiungere i porti siberiani.

La grande difficoltà della penetrazione in Africa per le condizioni fisiche e climatiche e per l’ostilità degli abitanti ha rappresentato nella storia delle esplorazioni, una delle imprese più ardue. Se le missioni in Artide ed Antartide , ultimi baluardi della scoperta geografica, furono difficili a causa delle condizioni climatiche proibitive e alla mancanza ancora di equipaggiamento e tecnologia adeguati, l’Africa doveva la sua impenetrabilità anche al fattore umano. Sembra un paradosso stridente ripensandoci oggi: uomini contro uomini. Eppure proprio gli abitanti del Continente Nero rappresentavano con la propria cultura, il pericolo maggiore. Ma la forza del volere espansionistico, della corsa alle ricchezze di quelle terre per il predominio, spinse l’uomo europeo contro i suoi consimili per depredarli e sottometterli alla legge dell’economia. Oltretutto non va dimenticata la fortissima componente religiosa che contrapponeva le due realtà, da un lato il cristianesimo, dall’altro il paganesimo. E fu lo scontro, sanguinoso e ineluttabile che portò a guerre atroci, che fece dell’Africa, il continente più ricco della terra il più povero. Moltissime furono le missioni cattoliche che si stabilirono nel basso Congo, nell’Angola, nel Mozambico e in Etiopia. Coloni olandesi si insediano nella regione del Capo. In Asia i cosacchi russi si spargono in tutta la Siberia, fino all’estremità nord orientale.In Estremo Oriente a partire dal ‘500 missionari cattolici si stabiliscono nel Giappone; altri penetrano in Birmania, Siam, Nepal, Tibet e India. Tra le numerose spedizioni partite alla ricerca della Terra Australe, a quella del navigatore olandese Abel Tasman spetta il merito di aver dimostrato che l’Australia è un’isola, mentre navigatori spagnoli, portoghesi, olandesi, francesi, britannici, russi scoprono i mille arcipelaghi dell’oceano Pacifico.

La crescente affermazione a partire dal Rinascimento del viaggio scientifico e quindi dei racconti di viaggio oggettivi e non romanzati, ci ha lasciato moltissime testimonianze circa le modalità con cui i viaggi di esplorazioni venivano organizzati. Per esempio l’attrezzatura necessaria agli esploratori e soprattutto dei vari oggetti che era bene avere in dotazione e di quanti ne furono inventati per lo scopo del viaggio. Chi andava nelle regioni artiche non poteva fare a meno del Pemmican, cibo fondamentale per non essere costretti a trasportare un eccessivo carico di merci. Ma la vera novità è l’enorme e rapida diffusione di macchinari e strumenti di ogni genere.
Tra la fine del 700 e l’800 cronometri, telescopi acromatici, sestanti, quadranti, grafometri, barometri, igrometri e strumenti tra i più svariati accompagnavano i viaggiatori. Impadronirsi del mondo e rappresentarlo sotto forma di dato, diventò il leitmotiv che dava dignità allo scopo delle spedizione e portò alla nascita di quel tipo di viaggi che ancora oggi ci accompagna ( sempre e forse ancor più corredata da strumenti di ogni tipo): la spedizione scientifica. Dell’importanza di questo aspetto per motivare il viaggio ne è testimonianza il fatto che Napoleone nella parata trionfale a Parigi dopo la campagna d’Italia avesse, insieme ai bottini di guerra, campioni botanici raccolti nelle indie.

Un buon esploratore doveva quindi essere anche uno studioso, capace di utilizzare gli strumenti di misurazione, di scrivere relazioni di viaggio, doveva godere di ottima tempra fisica e psicologica, doveva sapersi adattare a qualsiasi condizione climatica ed ambientale. Soprattutto non doveva temere l’ignoto che un viaggio di parecchi anni lontano da casa, senza la certezza di farsi ritorno richiedeva. In cambio di questo immane sforzo fisico e mentale, al suo rientro se era fortunato, gli spettavano gloria e riconoscimenti, ricchezze e fama, titoli onorifici, anche il potere, ma soprattutto il prestigio derivante da una vita all’insegna dell’avventura. Non tutti gli esploratori del passato, hanno viaggiato solo per scopi velleitari e per brama di potere, molti amavano il gusto dell’avventura ed erano sinceramente animati dal desidierio di conoscenza e di amore per le scienze e l’umanità. Molti diventarono esploratori per caso, ma la maggior parte di loro, sostanzialmente uomini di carriera militare o scienziati, scelsero di diventare esploratori per missione. E se la vita in molti parti del mondo a quell’epoca non era certo facile e ricca di agi e comodità, anche la vita dell’esploratore voleva dire andare incontro a pericoli di ogni sorta.

Per avere un’idea circa i requisiti richiesti per diventare un buon esploratore, ecco un estratto a cura della eminente Royal Geographical Society di Londra:

“se avete salute, desiderio di avventura, una piccola fortuna su cui contare ed avete in mente un obiettivo che non sia considerato irraggiungibile da viaggiatori esperti, allora non esitate a partire. Se in più avete conoscenze e interessi scientifici, crediamo che non vi sia nessuna occupazione che possa offrirvi in tempo di pace, maggiori vantaggi di quella del viaggiare.
Se non disponete di mezzi economici, potete sempre trasformare il viaggio in un’opportunità redditizia, come cercare terreni da destinare al pascolo in Australia, abbattere elefanti per l’avorio in africa, cacciare esemplari da collezione per poi venderli a musei di storia naturale oppure guadagnarvi da vivere come artisti” E curiosa anche la descrizione dei vantaggi di viaggiare: “uno è l’aura di distinzione che il viaggio conferisce.
Se si compie il viaggio in un paese che desta l’interesse di coloro che sono rimasti a casa, si sarà invidiati da chi non ha avuto l’opportunità di fare altrettanto”
E Ancora : “i viaggi noiosi rendono spesso i compagni di viaggio insopportabili gli uni agli altri. In circostanze difficili, è dovere di ogni buon viaggiatore raddoppiare la gentilezza verso gli altri e agire con mitezza anziché rispondere per le rime “.