Parchi tematici

Il Parco agli albori del turismo è il parco naturale. Uno spazio dove conciliare natura e svago ad uso dell’umanità sempre più lontana dagli spazi aperti. In tutto il mondo occidentale vennero creati nuovi parchi in stile inglese, in reazione all’estetica inquadrata e simmetrica del modello francese.
I nuovi parchi divennero presto una delle mete preferite dai viaggiatori e l’accurata pianificazione del percorso consentiva di godere paesaggi diversi.
La formula del giardino romantico aveva una grande resistenza e divenne il modello non solo dei parchi delle grandi città dell’800 ma anche del mondo turistico dei parchi a tema, dai musei all’aria aperta, ai vari Disneyland, parchi acquatici e luoghi di divertimento di tutto il mondo. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un grande sviluppo di questi parchi che consentono a seconda delle dimensioni una visita giornaliera o una residenza prolungata come nei casi Disney, Gardaland e tanti altri.

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I Parchi a Tema, quindi temaciti, sono veri e propri resort totali che offrono al visitatore, turista, qualsiasi cosa e qualsiasi tipo di servizio si possa immaginare.
A titoli di esempio il Disneyland Resort Paris dispone (oltre ad alberchi e ristoranti tematici ed etnici, discoteche, cinema, bar, club, negozi, ufficio postale, pista di pattinaggio, campo da golf) di: pronto soccorso, deposito bagagli, servizio bancomat, passeggini e sedie a rotelle, centro bebè (patrocinato da una famosa marca di prodotti per l’infanzia prevede anche uno spazio che consente di scaldare i biberon o i pasti e di cambiare il bebè). Non solo, ma al centro sono in vendita pannolini e alimenti per bambini, ma è anche un punto d’incontro di bambini smarriti. Poi c’è il centro di sviluppo rapido di fotografie, noleggio macchine foto e videocamere, servizio di acquisti intelligenti (i pacchi arrivano direttamente in albergo), punto fotografico, patrocinato da un’altra nota marca (questi punti indicano i luoghi a partire dai quali si possono fare senza problemi delle incredibili fotografie nei Parchi a Tema). I Cast Members (dipendenti) hanno una “I” sui loro vestiti e sono a completa disposizione per rispondere a qualsiasi domanda. e ancora, esiste il Baby Switch (servizio rivolto ai genitori di bambini piccoli che desiderano partecipare alle attrazioni inaccessibili ai più piccini) che consente di accedere all’attrazione a turno, senza fare la fila una seconda. I resort totali di questo tipo, studiati sull’esigenza e l’interesse del momento, hanno però sempre avuto un ciclo di vita relativamente breve, poiché le abitudini dei turisti sono mutevoli e repentine e perché per mantenere in vita simili complessi occorre un costante numero di presenze.

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Molti complessi turistici vanno in declino nel giro di qualche lustro, vengono rasi al suolo, ma altri ne sorgono. Alcuni invece riescono ad interrompere il classico declino (piscina scrostata, cocktail bar vuoto, camerieri pochi e tristi) riciclandosi come parchi a tema che celebrano loro stessi.
Ad esempio il datato distretto alberghiero che circonda la prima Disneyland di Anaheim (U.S.A.) sembra oggi un parco a tema del mondo turistico degli anni ’50 e ’60. Anche il turismo, come la moda, cambia per poi ritornare in auge. Anche se il cambiamento ovviamente non è paragonabile al settore della Moda, alcuni esempi possono aiutarci a dimensionare questo fenomeno: il campeggio per esempio nasce come concetto di stare a stretto contatto con la natura; eppure da selvaggio in mezzo alla radura diventa comunità organizzata in roulotte in qualche decennio; così gli abbronzati e sportivi turisti degli anni trenta ridacchiavano dei precedenti infagottati vittoriani e di come interagivano con la natura e il mare; e ancora negli anni ’60 la formula dei villaggi-vacanza Butlin furno considerati superati rispetto ai nascenti Club Med. Oggi le vacanze in riviera sono assurde per gli amanti del charter pacchetto all inclusive, ma questo non significa che si possa dare un’interpretazione evoluzionistica del fenomeno turismo e il loro tramonto definitivo.
Il turismo è un processo di apprendimento che non conduce necessariamente al divenire viaggiatore e non è composto da una serie di tappe successive. Forse è più corretto parlare di corsi e ricorsi appunto.